Sabato 19 Maggio 2012
   
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COMMISSIONE TRIBUTARIA: COINVOLTO UN ALTAMURANO

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Diciassette ordini di custodia cautelare emessi - dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura del capoluogo pugliese - sono stati eseguiti, questa mattina all’alba, dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Bari, in carcere  nei confronti di: un giudice della Commissione Tributaria Regionale Puglia e tre commercialisti; ai domiciliari nei confronti di: sette commercialisti, un funzionario della Commissione Tributaria Provinciale di Bari, un funzionario della Commissione Tributaria Regionale Puglia, un avvocato, due imprenditori e un funzionario di banca (ai domiciliari). Le accuse: corruzione continuata in atti giudiziari, falsità materiale ed ideologica commessa da privati e/o da pubblici ufficiali in atto pubblico e frode processuale continuata in concorso, riciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, responsabilità amministrativa degli Enti. L’inchiesta coinvolge, inoltre, altri 30 soggetti, fra i quali giudici tributari, avvocati, commercialisti e professori universitari.

Le indagini hanno evidenziato come  alcune Commissioni Tributarie Provinciali di Bari e Regionali per la Puglia avevano fatto della corruzione il loro sistema operativo. In molte controversie bastava elargire al giudice o al funzionario della Commissione “LA GIBBANZA” - termine dialettale barese utilizzato in un’intercettazione con il quale si fa chiaramente allusione alla tangente da versare - perché il processo tributario  potesse avere una “benevola” risoluzione. Regalie più svariate: dalle somme di denaro, ai televisori Lcd, dai personal computer a costosi capi di abbigliamento, fino a nomine in collegi sindacali di importanti società pugliesi. Un sistema di corruzione che – solo negli ultimi due anni – ha permesso di quantificare in oltre 100 milioni di euro il danno subito dall’Erario (pari al 20% dell’ammontare dei contenziosi definiti nel 2009).

L’indagine ha inizio nel dicembre 2008 quando i militari della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Tributaria hanno riscontrato delle anomalie fra la loro attività di verifica su un’azienda di medie dimensioni baresi, che aveva evidenziato rilevanti irregolarità, e l’attività ispettiva svolta successivamente dall’Ufficio delle Entrate Bari 2 che tali irregolarità, invece, non aveva riscontrato. Di qui l’apertura di un’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bari, che si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi classici di investigazione (pedinamenti, appostamenti, etc.). I giudici tributari, i loro funzionari e i com­mercialisti o avvocati, coinvolti nell’indagine, si incontravano in uffici o  in locali pubblici per stabilire le modalità che avrebbero consentito di poter “aggiustare” il processo.

In pratica a Bari succedeva che alcuni imprenditori baresi che – a seguito di verifica fiscale della Guardia di Finanza – risultavano  sanzionabili per gravi irregolarità amministrativo-contabili commesse, anche per centinaia di migliaia se non milioni di euro in alcuni casi, facevano ricorso alle Commissione Tributaria Provinciale  di Bari e Regionale per la Puglia, attraverso i loro intermediari (commercialisti e avvocati) nella convinzione di  poter illecitamente evitare o ridurre in parte il pagamento dovuto all’Erario. Il risultato lo ottenevano elargendo “regalie” ai giudici tributari o a loro funzionari arrestati o indagati in questa inchiesta. I militari della Guardia di Finanza hanno accertato che almeno undici società baresi hanno fatto ricorso a questo sistema corruttivo messo in atto dalle suddette Commissioni.

 

Tutt’altro che passivo il ruolo degli stessi giudici delle Commissioni coinvolti nell’operazione “Gibbanza”: questi con la complicità dei loro funzionari, si adoperavano perché  determinati ricorsi fossero loro assegnati e qualora non fosse possibile, comunque, si attivavano perché la pratica fosse affidata nelle “mani giuste”, ovvero  a colleghi compiacenti.  Non solo, ma in molte occasioni erano i giudici che si occupavano della stesura del ricorso che, poi, avrebbero discusso e deciso; oppure consigliavano ai ricorrenti professionisti conniventi “di comodo”. Il dato che, quindi, che va evidenziato è che a cercare l’accordo corruttivo non erano solo gli imprenditori (direttamente o attraverso i loro intermediari), ma erano gli stessi giudici e funzionari a “procacciarsi” i contribuenti sanzionati ai quali assicuravano l’esito favorevole del processo tributario.

All’alba di oggi i militari della Guardia di Finanza di Bari oltre che all’esecuzione dei 17 ordini di custodia cautelare hanno provveduto a 57 perquisizioni di locali (fra i quali cinque studi di noti avvocati baresi) e al sequestro di beni mobili ed immobili per un valore di mercato di circa 200 milioni di euro (tra cui cinque aziende, 22 appartamenti e 62 terreni).

Gli arrestati: Oronzo Quintavalle (detto Sandro), giudice tributario di Bari, dottore commercialista con studio in Bari; Gianluca Guerrieri, dottore commercialista con studio in Bari; Michele Di Fonzo, dottore commercialista con studio in Altamura; Franco Balducci, commercialista con studio in Corato.

Ai domiciliari: Elvira Bonomo, funzionario della Commissione Tributaria Regionale per la Puglia; Donato Radogna, dottore commercialista con studio in Bari, consigliere comunale a Bari; Angelo Piccininno (imprenditore); Giorgio Grimaldi (imprenditore); Edmondo Caccuri (detto Edy), imprenditore e dottore commercialista con studio in Bari; Paolo Centrone, commercialista con studio in Polignano a Mare; Alessandro Carbone, avvocato con studio in Gravina di Puglia; Giuseppe Elefante, dottore commercialista con studio in Castellana Grotte; Leonardo Mariella, dottore commercialista con studio in Bari; Sisto Quintavalle, funzionario di banca (in pensione), fratello del giudice Oronzo Quintavalle;  Sabino Romano, direttore della Commissione Tributaria provinciale di Bari; Francesco Della Corte, dottore commercialista con studio in Noci; Giuseppe Signorile, dottore commercialista in Bari.

Commenti 

 
#3 fuori sede 2010-11-19 15:59
:lol:
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#2 fuori sede 2010-11-19 15:58
liberateli ,.....sono tutte brave persone...che sanno che significa la fame
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#1 cittadino incazzato 2010-11-04 12:19
A leggere notizie come questa la gente "NORMALE"= cosa deve pensare?!? Di chi si può fidare per sentirsi rispettata e vedere rispettate le regole di convivenza che in un paese civile si chiamano LEGGI?
Questa gente ha disonorato un patto sociale e facendo ciò hanno arrecato danni, anche patrimoniali, ad ogni altra persona che invece rispetta la LEGGE : la punizione per loro deve avere lo "stesso peso" del danno che hanno causato.
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