Su ordine di custodia cautelare in carcere emessi dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Bari e del ROS hanno arrestato questa mattina: ALBERTO LOIUDICE, 20 anni, per concorso in omicidio volontario e aggravato di BARTOLOMEO DAMBROSIO e ROCCO GIUSEPPE CICCIMARRA, 21 anni, con l’accusa di aver custodito le armi utilizzate per il delitto.
L’omicidio di Bartolomeo Dambrosio, avvenuto nelle campagne di Altamura il 6 settembre scorso, è maturato all’interno della guerra di mala fra i due clan rivali, Dambrosio e Loiudice, che si contendevano il controllo della cittadina murgiana. Negli ultimi anni, però, il boss ucciso due mesi fa “si era impossessato del territorio” (così come risulta da un’intercettazione ambientale disposta durante l’inchiesta) a danno dei Loiudice che per questo motivo hanno deciso di ucciderlo. Una vera e propria esecuzione mafiosa: Dambruoso è stato attinto da numerosissimi colpi sparati da un fucile a pompa e una pistola mitragliatrice modello Skorpion, mentre faceva jogging sulla Murgia; a compiere il delitto un vero e proprio commando, del quale facevano parte anche MICHELE LOIUDICE, 25 anni, fratello di Alberto Loiudice, arrestato con FRANCESCO PALMIERI, 21 anni, in un Bed & Breakfast di Taviano, nel Salento, il 21 settembre scorso.
Il coinvolgimento dei due fratelli Michele e Alberto Loiudice è per gli investigatori il chiaro segnale che l’omicidio Dambrosio è maturato proprio all’interno della loro famiglia per volontà del padre, il boss GIOVANNI LOIUDICE, 48 anni, sfuggito questa mattina alla cattura per essersi reso irreperibile subito dopo il delitto del 6 settembre scorso.
I due boss – Bartolomeo Dambrosio e Giovanni Loiudice – un tempo facevano parte dello stesso gruppo criminale, quello vicino ai palermiti. Insieme furono arrestati nel marzo 2002 nell’operazione denominata “Canto del Cigno”, che portò in carcere 131 persone accusate di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio delle sostanze stupefacenti. Non era la prima volta che per Giovanni Loiudice si aprivano le porte del carcere: era già stato arrestato nel 1996, nella prima operazione antimafia sulla Murgia, "Carlo Magno", ma al processo venne assolto dalle accuse di aver ucciso nel 1991 l'allora boss di Altamura, Giovanni Caggiano, e di aver preparato un attentato a Pinuccio Tatarella nel 1996. Tornato in libertà il 28 febbraio del 2003 Giovanni Loiudice sfugge ad un agguato solo perché si accorge in tempo che un’auto lo stava affiancando in corsa: i proiettili lo raggiungono a una spalla, rimane ferito ma non in pericolo di vita. Dimesso dall’ospedale lascia Altamura per paura di altri attentati e si nasconde, molto presumibilmente, in Sud-America. L’assenza, però, lascia campo libero a Dambrosio che, nel frattempo, diventato suo rivale, in maniera mafioso-manageriale era riuscito a controllare tutte le attività illecite della città e a diventare il boss incontrastato della Murgia. L’estate scorsa, però, Loiudice decide di tornare ad Altamura, secondo gli investigatori proprio per progettare l’omicidio di Dambruoso, la cui esecuzione il boss affida anche ai suoi figli, Alberto e Michele Loiudice.
La svolta nelle indagini: la cattura di Francesco Palmieri e Michele Loiudice che dopo l’omicidio si nascondono nel Salento. Le intercettazioni telefoniche, ambientali, l’uso di mezzi tecnici di ultima generazione, unita alla preziosa collaborazione investigativa dei Carbinieri del Ros, permettono agli investigatori di rintracciarli e di arrestarli nel corso di un irruzione nel Bed & Brekfast, alla quale con ogni probabilità sfuggono Alberto Loiudice e Rocco Giuseppe Ciccimarra.
Per la Procura Distrettuale Antimafia di Bari - guidata dal procuratore ANTONIO LAUDATI, che si avvale in questo periodo dell’apporto investigativo del sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia (applicato a Bari), ROBERTO PENNISI – la risoluzione del delitto Dambruoso (l’aver fatto luce sul movente, sul mandante e l’aver assicurato alla giustizia i presunti responsabili) è solo un tassello nel più intricato puzzle dei fenomeni di criminalità organizzata che condiziona, da anni, la vita dei cittadini di Altamura.
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