Sabato 19 Maggio 2012
   
Text Size

TRUFFA SULLA "488": SEQUESTRATO PASTIFICIO

gdf

Su provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno effettuato ad Altamura, nella mattinata di oggi, un sequestro preventivo (finalizzato alla confisca per equivalente) di: quote, opificio industriale, terreno e macchinari di una società (srl) operante nel settore della produzione di pasta fresca. Undici persone sono state denunciate per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio, dichiarazione fraudolenta di fatture false, omessa dichiarazione ed emissione sempre di fatture false. L’azienda da oggi è sottoposta ad amministrazione giudiziaria.

L’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Bari, viene avviata nel 2003 a seguito di una segnalazione di una banca che evidenziava movimenti sospetti che riguardavano spostamenti ingenti di denaro. In pratica numerosi assegni bancari venivano emessi dal pastificio –che produceva un prodotto alimentare di “nicchia”, ovvero prodotti biologici– privi della clausola “non trasferibile” a persone di comodo, ma a volte anche inesistenti, che si presentavano alla banca insieme a uno dei soci della suddetta società e da quest’ultimi incassati sui propri conti correnti personali.

Le indagini così avviate hanno permesso al Nucleo di Polizia Tributaria di Bari di accertare che la società altamurana era stata destinataria di un contributo in conto impianti concesso dal Ministero alle Attività produttive (più conosciuta nel sistema imprenditoriale come Finanziamenti provenienti dalla legge 488 del 1992) per oltre un milione e 200mila di euro (1.224.963 per la precisione). Ed è intorno alle tre tranches del contributo -cofinanziato per il 50% dallo Stato italiano e per il 50% da la Comunità Europea– che i soci, i rappresentanti legali e i fornitori della stessa società hanno congeniato una truffa che ha portato nelle tasche e non buona parte dell’oltre milione di euro che doveva, invece, servire alla realizzazione di un nuovo impianto industriale e quindi all’acquisto di macchinari e impianti per la produzione e il confezionamento di pasta alimentare fresca di tipo biologico.

I responsabili dell’azienda avevano presentato una domanda di ammissione al contributo per spese ammissibili in “via provvisoria” oltre tre milioni di euro (3.301.192,50). L’erogazione dello stesso, però, imponeva il versamento da parte dei soci (attualmente solo due coniugi, negli anni passati il marito della coppia e altre due persone, comunque, indagate in questa inchiesta) di quote di capitale per oltre due milioni e 200 mila euro (2.211.468,44). Una somma mai realmente versata, ma di fatto documentata con versamenti bancari fittizi. L’amministratore e i soci, infatti, provvedevano a effettuare fittizi versamenti sui conti della società a titolo di “finanziamento in conto soci”. Fittizie erano le spese che la società dichiarava di aver sostenuto per accedere alle tre tranches di 400mila euro l’una.

Insomma, secondo la Guardia di Finanza una truffa fin troppo bene congeniata che ha richiesto per l’accertamento della truffa l’impiego di specialisti del Nucleo di Polizia Tributaria. E’ stato così possibile venire a capo di un vero e proprio modus operandi che si basava su movimenti bancari: il fornitore complice (un venditore di macchinari per la produzione della pasta vicentino già condannato per un’altra truffa simile basata su fatture false) chiedeva alla società l’emissione di assegni circolari senza la clausola “non trasferibile” che venivano intestati, appunto, a persone estranee o inesistenti che si presentavano in banca dove ad avere il conto corrente erano i soci della srl. Gli assegni venivano, perciò, versati sui conti personali dei vertici dell’azienda.

In altre occasioni, sempre il fornitore richiedeva l’emissione di assegni circolari per ingenti importi, sempre intestati a persone compiacenti, a volte si trattava di parenti dei soci, che dopo averli accreditati sui propri conti correnti, giravano sistematicamente tali somme sui conti correnti personali dei tre soci.

La terza modalità, infine, prevedeva che il fornitore preleva le somme per contanti e le consegnava direttamente ai tre soci che per non ingenerare sospetti nelle banche nelle quali queste operazioni avvenivano, accreditavano sui propri conti correnti solo parte del denaro. A quel punto il resto della somma, in contanti, veniva portato da altre persone, spesso parenti, in altre banche dove venivano richiesti assegni circolari che poi venivano sempre versati sui conti correnti dei soci.

L’indagine ha, nel complesso, evidenziato che: i “pagamenti simulatori” effettuati dalla società nei confronti dei propri fornitori sono stati per oltre due milioni e mezzo di euro (2.560.000); gli “apporti fittizi” di capitale, invece, effettuati dai tre soci sono ammontati per oltre un milione e 600mila euro (1.650.000); l’indebita erogazione dei contributi pubblici ha superato il milione e i 200mila euro.


Ai due rappresentanti pro tempore della srl è stata contestata la violazione della normativa che disciplina la responsabilità amministrativa degli Enti (Dlgs 231 del 2001) per il vantaggio conseguito in relazione alla truffa aggravata.


Sono state, inoltre, contestate violazione amministrative nei confronti di due istituti di credito con sede in Altamura per non aver segnalato – così come imposto – operazioni sospette per oltre due milioni e 200 mila euro.
Infine, va detto che anche l’Agenzia delle Entrate aveva accertato e contestato alla società dinnanzi alla Commissione Tributaria l’emissione di false fatturazioni.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI