Di Bartolo Dambrosio (il boss freddato lunedì scorso con 33 proiettili), ad Altamura, si dice che era un personaggio a metà. Metà malavitoso, metà rispettabile. E forse, è proprio per quest’ultimo aspetto che tra le sue amicizie sul social forum Facebook ci sono importanti esponenti politici della città murgiana. Ci sono Mario Stacca, sindaco; Giovanni Saponaro, assessore alla Cultura al secondo mandato; Michele Barattini, consigliere e uno dei più suffragati; Nicola Clemente, ex consigliere comunale che per pochi voti non è entrato nel nuovo Consiglio regionale; e, infine, Nicola Dambrosio, pro cugino del boss Bartolo e presidente del Consiglio comunale.
La metà rispettabile
Ma la famiglia Dambrosio non è legata, esclusivamente, al mondo politico di Altamura, attraverso la quale ha presentato, con altri, la Notte bianca, due giorni prima di essere ucciso. Non è un segreto l’amicizia del presidente del Consiglio comunale Dambrosio con i Columella. Il presidente, l’estate scorsa, partecipa al compleanno di Saverio Columella alla discoteca Nafoura di Castellaneta Marina. Indossa, addirittura, una magliettina con su scritto ‘Columella B-day’. Strana quest’amicizia, soprattutto dopo la pubblica denuncia del presidente Dambrosio in cui, nel 2006, afferma che “molti uomini del sig. Carlo Dante Columella si sono intrufolati in quasi tutti gli schieramenti politici per ispezionare più da vicino le innumerevoli iniziative della Pubblica amministrazione”. Poi, però, qualcosa cambia tra il pro cugino del boss e presidente del Consiglio comunale, e la famiglia Columella. E questo aspetto, emerge in tutta la sua evidenza da alcune intercettazioni telefoniche disposte dal pm Desirèe Digeronimo nel 2008. Lo stralcio che di seguito riportiamo, è utilizzato dai carabinieri per provare “l’antica abitudine dei Columella al pagamento di tangenti ai pubblici amministratori”. Al telefono ci sono proprio Nico Dambrosio e Saverio Columella. I due parlano di presunte tangenti date a Pasquale Lomurno, segretario del sindaco di Altamura Stacca, e lo prendono in giro per questa sua presunta attività illecita.
Saverio Columella (s): “(…) ho visto le mani di Pasquale (Lomurno) e le ho viste tutte callose e gli ho detto ‘dove lavori? In banca stai?’ ah ah (…) C’ha tutti i calli, hai capito? ah ah”.
Nico Dambrosio (D): “Senti però qualche mano era viola, può darsi che ha preso qualcuna falsa ah ah”.
C: Tu hai visto le mani di S.G.? (…) Quello a furia di fumare sono diventate gialle le mani, a Pasquale sono diventate viola ah ah ah, a furia di contare i 500 (il riferimento è al colore viola della banconota da 500 euro)”.
D: “Sai qual è il gioco che gli piace a Pasquale?”
C: “Una corda fatta con le 500 euro dobbiamo prendere ah ah ah, fatta da lui. A, senti, lo sai come lo chiamo io ora a Pasquale?”
D: “Come?”
C: “Prima tutti quanti lo chiamavano Pasquale Stacca Pasquale…io mo lo chiamo Pasquale Draghi ah ah ah”.
D: “ah ah”.
(…)
C: “Ho pensato a un bel regalo che si può fare a Pasquale (…) A Pasquale la macchina per contare i soldi”.
La metà malavitosa
Il 6 novembre 2008 Bartolo Dambrosio costituisce la Top Service, società unipersonale che si occupa di “procacciare affari di materiali ricavabili dalla microfibra”. Secondo fonti investigative, attraverso questa società sarebbe riuscito a piazzare numerosi tessuti ad imprenditori che, nei fatti, si occupavano di altre produzioni. Anche se dai carteggi societari non risulta, sembra che abbia fatto parte anche di una piccola azienda per gli intonaci. Anche in questo caso, avrebbe avuto numerosi lavori in sub-appalto. Fonti vicine alle indagini, inoltre, spiegano che sarebbe stato lui ad essere il mandante dell’aggressione ai danni di Alessio Di Palo, giornalista e direttore della radio altamurana Regio. Aggressione compiuta da Biagio Genco (scomparso) e Vincenzo Laterza, per i servizi scomodi sui traffici di rifiuti.
Ad altamura, infine, si dicono tante cose sull’omicidio. Compreso il fatto che Dambrosio era solito fare jogging con altre persone. Quel lunedì, però, era solo. Ad Altamura dicono che i sicari conoscevano i suoi orari e sapevano che quel giorno era solo.
Tratto dal quotidiano "Barisera" - a cura di Ivan Cimarrusti
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